Valerio Vigorelli “Amico dell’arte Cristiana”, Milano, 1980.
Il trentesimo anniversario della scomparsa di monsignor Giuseppe Polvara ha offerto l’occasione di rinnovare i contatti con i vecchi amici le cui testimonianze verremo pubblicando su questo bollettino nei pressi e i prossimi numeri.
Tra gli altri ci ha scritto il pittore Salvatore Cascone ex alunno e insegnante emerito della Scuola Beata Angelico che ha voluto accompagnare la sua lettera di adesione con le foto di sue recenti opere.
La cosa ci ha rallegrato molto perché attraverso queste foto abbiamo rilevato la fedeltà dell’artista ai grandi valori cui la sua pittura si ispira e di cui siamo insieme cultori.
Ancora una volta infatti i suoi quadri ci fanno partecipi del suo amore alla bellezza che tutt’uno con l’amore alla natura, l’uomo, la terra, la sua amata terra siciliana, al lavoro dei campi, alla famiglia, ai ritmi naturali del tempo, stagioni ed età della vita, e dello spazio; paesaggi, campi, case e viottoli campagna.
E’ tutto un mondo di sogno, a metà tra la nostalgia, la speranza, la caparbia volontà di salvare tutto ciò che di positivo e grande il mondo dissacra.
I mezzi pittorici appaiono semplici, quasi scolastici, ma il messaggio poetico è prorompente come in un racconto biblico, emblematico e quotidiano insieme, tale da ricordare che la grandezza di una cultura o di una civiltà e nelle piccole cose capace di esprimere le grandi universali e imperiture: bellezze e verità.
Mentre pubblichiamo alcune riproduzioni vogliamo elencare i temi significativi da lui illustrati:
- Il saluto del mattino, è dato dall’uomo, seduto su un cavallo poderoso che dice tutta la volontà d’azione delle prime ore, rivolto alla sua donna che sta sulla soglia di casa col piccolo in braccio.
- Autunno: come nel quadro precedente, accanto all’uomo è protagonista la strada; tema che compare spesso nei paesaggi di Cascone.
- Ritorno dai campi: sulla stessa strada il gruppo di tre personaggi, padre, madre bimbo, questi ultimi sull’ asinello in un gruppo, che pare rievocare il tema sacro del ritorno dall’Egitto.
- Tramonto sul mare: non solo un effetto di colori nel paesaggio marino ma un canto di lode ai pescatori le cui imbarcazioni sono lì come monumenti trionfali.
- Una via di Chiaramonte Gulfi: taglio di visione urbana in cui la chiesa appare come il prestigio finale dell’umano cammino.
- Luci e ombre: interno di villaggio che rasenta la dimensione metaforica nel suo profondo silenzio attonito ad assorto.
- Campagna ragusana: in varie edizioni, in tutte le quali vi appare la strada ad esprimere il concetto cristiano della vita che lega il mondo al filo della storia umana: un cammino orientato ad una meta radiosa, come nel paesino di montagna, ove la strada è diventata una scala che salendo scompare dietro una curva.


Ed eccoci ai grandi temi umani: quello della Giovinezza: nelle varie scene di danza ove candore e armonia, ritorno si accompagnano al canto, nei Corridori e nel Tiro alla fune che esprimono il prorompere della forza giovanile, accanto alle confidenze delle Fanciulle forse innamorate: opera in cui la nostalgia di un mondo incantato ci porta lontano dalla alienante frenesia moderna.


Poi la famiglia ed il lavoro: la Raccolta delle arance, Contadine siciliane, l’Abbeverata, la Cena del contadino e Emigranti: quadri in cui si esprime il contrasto tra la civiltà contadina e la solitudine urbana, sullo sfondo delle ormai simboliche ciminiere.




Ma il ritorno alla campagna è il motivo della poesia di Cascone; così: Conversazione è quella degli anziani seduti sul muretto del frutteto, e la Fontana è il centro del quotidiano ritrovo femminile.


Chiude questa rassegna il tema del dolore: la Mamma morta, scena che non può descriversi senza la visione consonante degli Angeli che carezzano la vita dei superstiti, il babbo e i tre figlioletti che si tengono per mano: sulla tomba ordinatissimi ai mazzi di fiori dicono un amore immutato e fedele; Veglia funebre, caratteristico ritmo di donne velate e impietrite nel silenzio più che nel pianto, e infine la Vedova con lo sguardo profondo che è sempre interrogare l’avvenire in un momento di sbigottimento mentre abbraccia rassicurante i giovani orfanelli.
Ancora una volta rimpiangiamo i tempi in cui Salvatore Cascone dipingeva tra noi e i suoi grandi composizioni: “ho abbandonato l’affresco, ci scrive, perché faccio fatica a stare a lungo in piedi, ma mi sento ancora giovane e pieno di idee”.
Tempi in cui anche lui insegnava a disegnare “figura” ai nostri studenti con Ernesto Bergagna scoprendo loro la bellezza e l’armonia del capolavoro divino.