(Il Cairo 1923 – Torrita di Siena, 2004).

Diplomatosi al Liceo Artistico di Palermo nel 1923, fu intellettuale appassionato.

Disegnatore puro, Oscar Spadola fu anche professore di storia dell’arte presso l’Istituto Magistrale di Ragusa dove insegnò fino al 1981. La produzione artistica di Spadola è realizzata esclusivamente da disegni, realizzati con penna biro e caratterizzati da un segno incisivo e nervoso.

Egli produsse anche disegni raffiguranti elementi arborei rinsecchiti, relitti di barche e figure femminili.


Affascinato dal patrimonio artistico locale, suoi soggetti privilegiati furono le architetture e i mascheroni del barocco ibleo.

Oltre che disegnatore e illustratore, il prof. Spadola fu infatti anche studioso del barocco ibleo e autore de “I mascheroni del Palazzo Bertini”, 1978 e dei “Balconi di Ibla del Settecento”, 1982.

Spadola partecipò a diverse mostre collettive, esponendo in alcune personali a Ragusa, Comiso e Catania.


Il critico Enzo Leopardi scrisse così di lui:

” Spadola è un intellettuale che non si accontenta solo dell’effetto, vuole dare una vibrazione in tema del dolore alle creature che disegna”.


Nel 1974, in una recensione dell’opera di Salvatore Cascone, Spadola coglieva la piena continuità tra i soggetti laici e quelli religiosi dell’artista ragusano:

“Per tutto questo le sue opere, anche le più profane, potrebbero stare in chiesa.”

1962 – Impressioni e significato della mostra di Cascone.

In occasione di una mostra personale a Ragusa nel novembre 1962, Oscar Spadola si esprimeva così sul maestro Cascone.

“Pace,purificazione della fisica materialità della natura nei suoi quadri; trasfigurazione dell’umano solidamente architettato ed iridescente; trascendentale pace interiore, serenità, fede.

Tra gli innumerevoli volti di Madonna con costante tenacia tratti e ritratti, le più riuscite le umanissime madri-regine ove la regalità divina sovrasta puntini e nel Gesù Bambino ove la consapevolezza divina supera le beate espressioni mortali degli infanti.

Regalità umana; non l’angoscia o il terrore, il timore o l’orrore: la fede detta in prima forma: l’assoluto è umanizzato in veste mistica, bizantina. “

“Nessun credo politico, nessun tema obbligato deturpa le opere esposte… e quanto egli accede in simbolismi non riesce. Il mondo, l’uomo in una visione di pace; idealmente e politicamente raggiunta questa pace dopo essere stata sofferta e vinta interiormente.”

“I motivi del Beato Angelico e perizia tecnica sono formalmente così esteriori nella profonda espressione di questa personale religiosità: tale la forza immagazzinata ed esplodente dalle composizioni, dai ritmi e dalla umana serenità.”



Salvatore Cascone, pittore angelico 

Al ragusano Cascone, il meritato angelico del nostro tempo.

Noto per gli affreschi della cattedrale di Ragusa, per gli affreschi della Cappella del Seminario di Siracusa e della Cappella dell’Istituto Sacro Cuore di Siracusa e di altre opere eseguite in Calabria e in Lombardia.

Fascina ancor di più per la sorprendente interiorità luminosa presenti in ogni sua creazione. Col volgere degli anni il riflesso di questo mondo proprio mentre si attenua dei contrasti dalle forti e rudi cadenze coristiche, dai tagli netti e dai tratti spigolosi così caratterizzanti le prime opere affrontate, più s’asserena, più s’addolcisce e più vitalmente si infiamma.

I volti interamente dolci eppure raggianti delle delicate Madonne immacolate,  consci del proprio significato e della propria potenza,  sono certezza pur fragile così sovrumana e sognante di un presagio del proprio aureolato destino… gli occhi, senza più desideri umani ed al di fuori di ogni volontà terrena, hanno lo sguardo struggente, melanconico, lontano… 

I corpi, solo “immagine”, non più “volume” avulsi come sono da ogni fisica palpabilità e da anatomiche forme…

Le tinte sfumate; i colori, come sempre, terrosi, da melagrana così splendidamente iridati…

Le mani, diafane, sia che si incrociano o si tendano, o si raccolgano in svariate infinite composizioni….  

Calda, intima serenità interiore dove l’umano ed il divino coesistono e si equilibrano infinitamente. 

Pregna di bellezza per l’amore per la natura, per la figura così idealizzata, così greca la sua parte, eppure religiosa, tradizionale, bizantina ma innovatrice che stupendamente riflette un volto segreto, lontano, ancestrale della Sicilia di oggi e di sempre. 

La tradizione lo caratterizza,certo, non lo condiziona. Nel suo sangue, certo, rivivono con la Storia, i momenti di questa terra mitica classica, arcana, e tutta rivestita di mare, di mistico, di orientale. Trasparente religiosità nei suoi paesaggi;  purificazione delle forme; geometrizzazione dei caratteri ambientali…

Cascone elimina il superfluo e raggiunge una sì nuova astrazione, sintesi formale di un contenuto interpretato con colori dalle tinte tenue e serene… 

Paesaggi all’alba o al tramonto, mescolati ad accenti di ricordi dolcissimi, di amore infinito per la natura nei momenti quando sembra più purificarsi, rinnovarsi di speranze e di futuro; in questo mondo reso così trasparente, così spiritualizzato l’ambiente e le case levigate sono rinnovate con estrema semplicità e di limpida realtà filtrata dall’Io.



Qui il senso nuovo rivissuto,il linguaggio nuovo, puro, interiorizzato tutt’anima del Cascone; ogni figura, ogni forma e tono di colore sono subordinati all’armonia generale e fusi in una visione organica completa perfettamente unitaria, che pur lasciando scoprire il calcolo della mirabile costruzione si articola in un ritmo fluido, continuo, soavemente melodico. 

È l’uomo pur spesso escluso visualmente è presente… i muti paesaggi non sono vuoti, in essi la nostra condizione umana prende la più alta forma così come è vero che ogni oggetto, ogni cosa, o qualsiasi opera manifesta con immutata potenza la nostra presenza: valorizzazione dell’individuo, della sua vita, della sua essenza spirituale. 

I muri a secco che dividono i campi, i vicoli, le gradinate, le abitazioni, gli scorci di Ibla: una partecipazione emotiva, così nuova, dalla così estrinseca costruzione formale e traduzione coloristica. 

Questa la casa dell’uomo, la sua fatica, la sua vita… la serenità interiore prevale ovunque, senza contrasti…

Le case splendono di vita interiore, non per forza di colore,  le rocce si illuminano; i mondi divengono scenari celestiali: purezza solenne, paradisiaca, il regno dell’uomo senza orrori, senza terrore, senza incubi, senza dolore. 

Il Paradiso è presente. Godimento ad alto livello spirituale dell’anima; forme cristallizzate e filtrate dall’essere. Essenza dell’essere. Certezza dell’essere perché in arte, quando il divino veste le forme, le fa proprie.

In una civiltà prettamente materialista e scientifica, che si gloria di ogni ateismo e che segna l’inizio dell’era atomica, l’arte di Cascone sembrerebbe un assurdo, invece è contestazione. 

Metodico e misurato, brucia tutte le proprie risorse per costruire ora per ora, giorno per giorno, per anni e anni, con tecnica minuziosa, con sofferto consumato rigore stilistico, con eccellenti elaborazioni e rielaborazioni,e con inevitabile evoluzione, opere equilibrate, classiche, dal colore pastello, pregne di istituita sensibilità, e di glorificata serenità. 

Per tutto questo le sue opere, anche le più profane, potrebbero stare in chiesa. 

I sentimenti che suscitano spingono alla meditazione. Esse idealizzano e stilizzano insieme uomo e mondo; ne affermano la ingenua patriarcale umiltà dell’uomo, nei valorizzano il lavoro sulla terra, sono un invito alla vita, promettono speranza, incantano perché ci mostrano bellezza in una terra serena di pace, migliore, come in un cantico inneggiano al dono di DIO. 

“ Benedetto sei tu, mio signore Dio dell’universo; dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del nostro lavoro; dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo vino, frutto della vita e del nostro lavoro…”

E Cascone così umilmente si glorifica; i quadri, i pennelli, la sua pittura, la quotidiana preghiera per i giorni della sua vita. E con gran fatica, e con infinita passione, prende dall’Eterno e lo comunica.

“Con stima e affetto – Oscar Spadola, 30 giugno 1974”