Medico, giornalista, scrittore, drammaturgo, e storico del teatro. Fu direttore responsabile dei periodici di cultura e di categoria “Telescopio”, “La Punta”, “Gazzettino medico”. Nel dopoguerra fu giornalista a “La Voce dell’Isola” e al “Giornale dell’Isola”. Mauro Longo fu autore prolifico di novelle (109) e commedie (5). 


L’Università Popolare di Ragusa celebra il pittore Salvatore Cascone, Mauro Longo, Settegiorni- settimanale politico e di attualità, 21 aprile 1984.

Per solennizzare il dodicesimo anniversario della fondazione Università Popolare di Ragusa ha allestito nel Salone delle Adunanze del Municipio una personale antologica dell’attività pittorica del concittadino Salvatore Cascone, auspici l’amministrazione comunale e l’ente Provinciale del Turismo.

A giusto riconoscimento del valore artistico delle sue opere e a documentazione di una vita spesa per l’arte, i promotori sostenuti dall’appassionata missione divulgativa del presidente Giovanni Mezzasalma, si sono fatti carico anche di una stupenda monografia del maestro, a firma dei noti critici Domenico Cara e Giovanni Occhipinti, stampata In appena mille esemplari per i tipi della Tecnoplast Graficart di Criscione e con l’ottima impaginazione Di Nunzio Di Pasquale. 

La pubblicazione resterà certamente un prezioso patrimonio pittorico che onorerà nel tempo la città di Ragusa, perché dalle riuscite riproduzioni fotografiche di Giuseppe Leone, eseguite con felice percezione ottica, c’è la testimonianza viva dell’iter artistico di Cascone, anche se limitata al periodo che va dal 1946 al 1982, che resta comunque il più produttivo, se pensiamo che Cascone produsse ben poco nella sua permanenza milanese, dove abbandonò l’insegnamento della pittura e di disegno per seguire la famiglia della città natale. 

Fu in Sicilia infatti che la sua vocazione pittorica si fece copiosa e gli mise le ali come attestano i molti affreschi in Calabria e nelle province siracusana, peloritana, iblea e nissena. 


Cascone ha però una sua specializzazione: la sacralità, sia che dipinge il cavalletto (umanissime e pieno di dolcezza spirituale le sue Madonne) sia che il suo talento spazi sulle volte delle chiese del battistero visioni bibliche suggestive di un’estetica che si rifà al suo personale modo di tradurre in immagini e colori la religiosità che è nel suo modo di intendere la fede (citiamo la Deposizione, Mosé, Aronne e gli Anziani, l’Incoronazione della Vergine, la Chiesa Militante e la Trasfigurazione).


Cascone  sa però essere anche profano nel quadro, ma sempre di una coerenza allo zelo religioso che non è perciò irriverenza bensì amore per tutto quanto fa parte del Creato. Diciamo che proprio in questa direzione la sua indole di uomo appare quella che è realmente: buona, generosa ma pur sempre pia.

Nella sua vita secolare c’è dunque posto per la poesia che ispira da una visione campestre (come in “Vendemmia”, “Mietitura” e nelle angolazioni geometriche della campagna ragusana); c’è ancora nel suo linguaggio moralizzatore una espressività per immagini che parte del suo modo di raccontare per allegoria (come la “Veglia”, e il “Ritorno dai campi”, la “Cena del contadino”). 


Ma c’è soprattutto in questo artista un’estasi che gli vive incontaminata e ricordi di un passato sociale che si è memorizzato nella sua mente assetata di beatitudine (“L’Alba della Vita” e “Le Quattro Età della Vita”).


Tutto questo Salvatore Cascone lo dipinge con colori attinti alla tenerezza che è nei suoi sentimenti, per cui le tinte appaiono dedicate, quasi fossero temperate dal pastello, dolci perciò a guardarsi, come serene sono le figure che vivono sugli sconti accesi da una luce mediterranea e in inquadrature che sono, in ogni caso, discorsive e perciò intellegibili, sia nel loro messaggio biblico ed evangelico, sia nella indicazione etica della vita, alla quale l’Artista deve la sua poeticità di Pittore.