Il critico d’arte Domenico Cara seguì con costante attenzione il percorso artistico di Salvatore Cascone. 

Scrittore, editore, critico d’arte, Cara visse e lavorò a Milano dal 1952, dove fondò le edizioni “Laboratorio delle Arti”. Fu autore di numerose opere letterarie, e direttore responsabile della rivista di ricerca letteraria “Anterem” di Verona.

Cara collaborò anche alle Edizioni Tracce di Pescara specializzate in poesia, narrativa,e saggistica varia e in particolare alla rivista trimestrale “Tracce” di ricerca poetica e letteraria. 


Assieme a Giovanni Occhipinti, Domenico Cara compose il testo della monografia pubblicata nel 1984 in occasione della mostra antologica sull’opera del Cascone promossa dal Comune di Ragusa.




Un appunto dattiloscritto non datato attribuito a Domenico Cara (dall’archivio personale del Maestro Cascone).

Altre riflessioni sull’etica e l’estetica del sacrum nell’opera di Salvatore Cascone.

 C’è sempre qualcosa che splende al centro della sua ricerca e direi condizione totalizzante della sua vocazione mai cupa o incerta. Molti anni di felice e testimoniale mestiere, di colloqui misteriosi con il sogno profetico, sempre assetato dinanzi alla composizione alta, superba, in affreschi che non possono avere tempi ridotti, che avrebbero meritato prima d’ora di questa monografia di questa esposizione del Comune di Ragusa dedicata al Maestro fortuna individuale e credito più vasto. 

….

Esce dall’ombra senz’altro prima dei suoi 80 anni, perché è nato nel giugno del 1904, dopo aver dato tanta luce alla biografia del Sacro un artista discreto e importante come Salvatore Cascone. 

In un’epoca in cui proprio il Sacro è in crisi, più di tanti altri valori umani e civili, e tanti falsi e veri credenti cercano una loro possibile religione oltre di esso, o una qualche Fede separata dall’identità con gli eventi e le suggestioni dell’Altissimo, la sua situazione potrebbe apparire compromessa dalla varie differenze o del tutto superata…

Il sacrum ha vissuto (e vive) la gelidità di una contingenza estrema, non è aiutato né dalle nuove e rarefatte iniziative dei beni culturali, né dalla varia architettura laica; e le chiese chiuse al culto o non si costruiscono più (mentre vanno in rovina quelle rimaste) e divengono aleatorie anche le stesse radici del Sacro incapace di regolarizzare un suo giusto divenire! 

Così le committenze oggi non esistono, in effetti l’idea di struttura religiosa declina ogni giorno di più, o cammina senza dialettica, tra vilipendi di significati e di simboli. 


Salvatore Cascone è un timido e onesto esponente di un altro generazionale, forse un privilegiato,  con un destino di fatica e di resistenza che ha vissuto la sua fervorosa e intense artigianalità in cattedrali e chiese minime appropriandosi come pochi altri in Italia nel nostro tempo della suggestione del sogno religioso. 


Ospite di una iconografia fra Angeli e Santi racconti della saggezza biblica, di immagini secondo la ripartizione linguistica che avevano una tradizione affossata, ormai priva di dolcezze, e una razionalità grafica o tracce delle sue ferite dovute a un modernismo in cui era evidente il senso della difficoltà di esprimersi è l’etica del Sacro o riproducendolo in concetti aridi e risaputi, prevedibili comunque e secondo formule cartacee con un’atmosfera di solitudine e di oasi libresca.