Francesco Falbo, “Corriere di Sicilia, 15 agosto 1962


Quando nel 1957 mi occupai per la prima volta della pittura sacra di Salvatore Cascone da Ragusa avvertii subito di essermi trovato dinanzi ad un artista di larga concezione e di vera autentica coscienza: è molto lontano confermo oggi dalla schiera dei frettolosi dei superficiali, dei veri falsari di un concetto così alto qual è in essenza il termine interpretazione pittorica.

Salvatore Cascone proviene dall’accademia artistica del Beato Angelico di Milano dove tenne la cattedra per alcuni anni. Da allora la critica ufficiale si è interessata a lui: Giuseppe Agnello,Duilio Cambellotti, Vincenzo Boscarino, esponendo il principio tecnico ed estetico sulle riviste come L’Osservatore Romano, Arte Cristiana, Arte Sacra, Tempo Nostro, firme di indiscusso valore.

Da allora ripeto il nostro artista ha partecipato ad una lunga fila di personali e collettive ed ha consacrato la sua opera fino ad oggi alla decorazione di chiese e dall’affresco in Lombardia in Sicilia a Reggio Calabria.

A prescindere che la pittura sacra fa parte a sé stante per caratteristiche ed esigenze tecniche ed estetiche, Salvatore Cascone ha una natura particolare che infonde nei suoi lavori. 

Innanzitutto realizza le opere di largo ampio respiro e di abissali profondità sceniche e tonali. Poi immerge il soggetto in un fondo emotivo tale da non lasciarlo statico, freddo come spesso avviene soprattutto negli affreschi. E infine parte dalla tematica unica basilare della emotività artistica: cioè l’armonia del complesso figurativo, le movenze, gli atteggiamenti, gli stati d’animo. 


Ho avuto la fortuna, ultimamente, di notare nello studio di questo pittore alcune Madonne, figure prospettiche od angolari di eccezionale figurazione e di schematica fisiologica. il concetto di “madre” ed il concetto della “verginità” si fondono in un alone, in una opalescenza di particolare struttura: per cui Il critico nota subito il tema sacro fisionomistico, ammorbidito dal senso introspettivo, dalla interpretazione che commuove e che analizza, nello stesso tempo, la profondità del colore, la tonalità, lo stesso del colore.


E per l’affresco? Il Cascone, superando le esigenze, vincendo i vincoli del processo tecnico, incorporando il colore all’intonaco, fa del duro e lavorato a fresco, un insieme che non conserva più e far dimenticare chi guarda il volto terroso della materia traducendo il soggetto tematico in una trasumazione episodica, che non tradisce il momento creativo, l’attimo della invocazione, ed il filone conduttore di quella pittura, che non tutti possono o sanno trattare.


La voce dell’Isola” 4 maggio 1957 

Salvatore Cascone è pittore d’arte sacra tema. Severo quindi robusto di larga concezione come di largo respiro di ampio volume come gli effetti di raccordo movimentati soprattutto quando lo si tratta su affresco dove la pittura si estende in un complesso di elementi sinfoniali imponenti. 

Superando le esigenze,vincendo i vincoli del processo tecnico incorporando il colore all’intonaco, il Cascone fa del duro lavoro del duro lavorato a fresco un insieme di palescenze angeliche che non hanno il volto terroso della materia ma il materiale aspetto umano.

E’ una sostanza direttamente tradotta in transumazione sublimata in elementi stemperati, perché la realtà esista soltanto fra cielo e terra fra etere ed etere; perché un mondo di beatitudine vi esista; perché insomma la pittura sacra si esprima diversamente. 

E così che il Cascone pittore esce dalla sua veste di uomo ed abbracciando tutto un mondo biblico si fa episodi con ampie concezioni di spazio di profondità e di luce e si interna nel momento creativo. 

Nei temi affrontati, egli dimostra un tormento insaziato che può essere ricercato nella profondità striata ed accennata da tocchi sicuri. 

E in questo tormento insaziato o appunto che l’espressionismo robusto del pittore si fa lenta, ascendente forma evocativa;si fa elemento mistico come mistica atmosfera, come forma siderale, più vicina al cielo.

Qui precisamente leggiamo, come se delineato su una lavagna, il concetto ideologico del Cascone; i filoni della sua interpretazione, la cristallizzazione cioè di quei temi difficilmente accennati da altri pittori che, seppur l’affrontano, ne rovinano la trasfigurazione.