Nel 1934 Salvatore Cascone affrescò la cupola della cattedrale di San Giovanni a Ragusa.
Gli affreschi decorativi dei pennacchi ritraggono i Quattro Evangelisti con toni meditativi, improntati a austera solennità biblica.
L’opera costituì un importante riconoscimento del valore dell’allora giovane artista. Si trattò infatti di una realizzazione particolarmente difficile sul piano tecnico per le difficoltà prospettiche inerenti alla pittura su superfici concave e a grande altezza.







Il giudizio di Cambellotti
Duilio Cambellotti ebbe modo di esaminare da vicino l’opera del Cascone prima che fossero tolte le impalcature e gli inviò la seguente lettera di elogio.
” Caro Cascone, ho visto i suoi Evangelisti testè scoperti al pubblico. La sua traduzione in affresco è impeccabile; ed eccezionale se si pensa al grado di forza cromatica da lei raggiunta.
Per quanto riguarda l’interpretazione e il valore artistico dei quattro soggetti mi piace dirlo che quanto apprezzai di forza e di vigore nei suoi bei cartoni, si è accentata nella esecuzione; cosa questa che di rado avviene specie nella traduzione in affresco.
Io sono lieto e ammirato della sua affermazione, si tratta per me di vera arte sacra: pittura sobria, senza gonfiezze che parla all’animo.”

Recensione di V. Boscarino
Il critico Vincenzo Boscarino recensì l’opera sulla rivista Tempo Nostro (nov.-dic. 1934) giudicandola nell’insieme equilibrata e profonda, senza traccia di pentimenti o di incertezze.
“….Figure ieratiche, raccolte e tormentate come la vita ai limiti del Divino, trattate con rudezza lineare su una gamma cupa e vibrante…
…Delle quattro figure S. Luca ha una più maschia solennità, una più potente unità di atteggiamento e di colore…
…Notevole anche per l’espressione intensamente assorta è la figura di S. Marco: tra la facca contratta e la mano che scrive, non c’è che Dio: l’uomo, con le sue puerili passioni e i suoi vani desideri è superato…
…Le figure di S. Matteo e di S. Giovanni raggiungono ugualmente la compiutezza e il tono persuasivo”.

“…il potente legame che collega le due teste, vero colloquio col Trascendente….”
– V. Boscarino (1934)