
Antifascista durante il Ventennio (iscritto al Partito popolare italiano), alla caduta del regime, Giuseppe Agnello divenne Provveditore agli studi della Provincia di Siracusa e professore universitario ordinario di Archeologia cristiana, dedicando il resto della sua vita a scrivere di arte e archeologia.
All’arte di Salvatore Giuseppe Agnello dedicò un primo articolo apparso sull’Osservatore Romano il 7 dicembre 1939.
La pittura religiosa di Salvatore Cascone di Giuseppe AGNELLO
(dalla Rivista Arte Cristiana – Milano 1971)
All’arte del secondo pittore ragusano dedicammo non pochi anni addietro nelle pagine di questa stessa rivista un saggio illustrante il vasto ciclo di lavori da lui svolto nel Battistero della cattedrale della sua città nativa: ciclo che venne allora considerato come uno dei più importanti e rappresentativi della sua attività.
Si faceva Infatti giustamente osservare che con indetti affreschi il Cascone si affermava come un artista di vasto respiro, riuscendo con felice ardimento a dominare l’ampio superficie muraria con la stessa padronanza con cui si profonde nei quadri di cavalletto.
Nel pensiero del committente la figurazione non doveva formare un complesso episodio, sciolto da ogni legame compositivo, ma doveva corrispondere allo svolgimento di una grande rappresentazione ciclica, legata da un intimo nesso che nell’azione rigeneratrice del Battesimo trovasse la sua ragione genetica.
Tema di vasto impegno dunque che l’artista affrontava e conduceva a termine con visione organica, evitando di disperdersi in un frammentarismo slegato, in una disordinata successione di quadri privi di un legame unitario.

Il Cascone metteva al profitto nell’opera tutte le risorse della sua esperienza con meditato esame e con quella modestia istintiva che non gli facevano rifiutare consigli e suggerimenti tutte le volte che apparissero ispirati dal proposito di far convergere i sforzi verso la migliore soluzione dell’Opera.
Gli affreschi del battistero costituirono una rivelazione per coloro che conoscevano solo la sua vasta produzione di quadri sparsi nelle chiese e nelle collezioni private, rappresentanti la Madonna col bambino negli atteggiamenti più vari ed espressivi.
Ma in realtà prima ancora che a Ragusa il Cascone aveva dato larghe prove di questa sua capacità anche se è contenuta dentro i limiti più ristretti, della chiesa di Cernusco sul Naviglio in Lombardia, dove eseguì due grandi composizioni raffiguranti la Chiesa Trionfante e la Chiesa Militante e con non minore vigore rappresentativo le due grandi pale d’altare per la Basilica del Seminario Lombardo Pio XII di Venegono raffiguranti Sant’Ambrogio e San Carlo Borromeo.
Nello stesso ciclo rientrano gli affreschi delle chiese di Marina di Ragusa di Santa Maria di Loreto a Reggio Calabria di Giampilieri Superiore nella provincia di Messina del Santuario della Madonna dei poveri a Seminara (Reggio Calabria) e quelli più recenti della Cappella del seminario arcivescovile e dell’Istituto del Sacro Cuore a Siracusa.

In tutti questi lavori si ritrova sempre l’artista con le sue migliori qualità espressive col fascino di una luce che non scaturisce da una tecnica formale ma dalla visione intima dal miraggio di un mondo spirituale che è il suo stesso mondo che è il riflesso della sua stessa vita.
Questa interiorità forma il segreto della pittura del Cascone il quale nulla chiede a quelle tormentate esperienze innovatrici che si risolvono quasi sempre in dissennate involuzioni.
In tutta la sua copiosa produzione, anche la più recente, non si riscontrano segni di stanchezza.
Tradizionalista nel senso migliore della parola, ha resistito a tutte le suggestioni della moda imperante, a tutte le ventate innovatrici che hanno degradato l’arte e, in modo particolare, quella cristiana: moda cui purtroppo, non si sono sottratti, per il semplice gusto del nuovo, uomini di chiesa e istituti religiosi, che con tranquilla coscienza, fanno oggetto di culto opere che dell’arte sin genere sono un’aperta negazione e della sacra una scandalosa parodia.
Opere che neppure in tempi di dilagante anticlericalismo avrebbero trovato accoglienza in riviste e foglie ebdomadari di vieta memoria.
Manifesto in tutta la produzione dell’artista l’impulso istintivo a liberarsi dal freddo prosaicismo dell’imitazione realistica e di stemperare gli elementi essenziali di una calda atmosfera di religiosità, in una suggestiva visione idealizzata.
Coscienza artistica ed etica scaturiscono da unità di sentimenti che trovano una salda base dell’uomo, nel suo modo di pensare, nel ritmo stesso della sua vita.
L’ingenuità delle sue Madonne, dei suoi angeli, dei suoi Santi pur nell’evidenza ricerca dell’effetto non riesce mai leziosa, il primitivismo di cui la sua arte è plasmata è il risultato di questa sua religiosa concezione della vita.

Ed una tale concezione si riflette anche nei soggetti profani: soggetti che non restano estranei alla sua attività. Anche in essi spira un’aura di spirituale dolcezza che si traduce in un modo commosso dell’anima.
Nei quadri celebranti “La Vendemmia”, “La Mietitura”, “La Raccolta delle Olive”, si esalta con lirico entusiasmo il lavoro umano, mentre in quelli raffiguranti “La Primavera” e “L’Alba della Vita” si respira un’aria di sanità e di freschezza idilliaca che si trasforma in vera gioia dello spirito.
La stessa freschezza è nella tela con la rappresentazione dei “Fanciulli Cantori” in cui è agevole cogliere un’eco della scena eternata da Luca della Robbia nella famosa cantoria del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze.
