L’arte di Salvatore Cascone, Corriere di Sicilia, 3 novembre 1962

Il nome di Salvatore Cascone è noto da tempo al grosso pubblico come quello di un pittore religioso che, attraverso un periodo trentennale di feconda attività alla quale ha dedicato tutto se stesso con instancabile tenacia, è riuscito a raggiungere in un settore artistico e ingiustamente tenuto dai più in poco conto, risultati di indubbio rilievo. 

E ciò apparirà tanto più degno di considerazione e chi si sofferma ad esaminare le difficoltà insite nella determinazione del concetto stesso di arte sacra. Non mancano Infatti coloro che tendono a negare all’arte religiosa qualsiasi autonomia affermando che essa, per essere strettamente legata alle esigenze dell’ambiente da cui attinge la sua ragione d’essere, impedisce all’artista l‘estrinsecazione della propria libertà creativa.

Ma quanto sia falso questo assunto, che più ritengono così evidente da non avere bisogno di dimostrazione, apparirà chiaro a chi vorrà attenzione alla figura e all’attività artistica di Salvatore Cascone, quale ci sforzeremo di tratteggiarla attraverso queste brevi note.

Salvatore Cascone è un pittore istintivo, dotato di una profonda cultura religiosa, che gli permette di trattare qualsiasi episodio biblico o evangelico con estrema sensibilità. Sin dai primordi della sua attività egli si distinse nell’affresco, tecnica nobilissima e difficile e quant’altri mai perché l’artista che avesse si dedica deve dipingere con grande abilità e senza ripensamenti sull’intonaco ancora umido.


Ma l’originalità di Salvatore Cascone, al di là di elementi tecnici, sta nell’atmosfera particolare in cui sono immersi i soggetti rappresentati, atmosfera che, pur nella sua semplicità, nell’assoluta mancanza di barocchismo, riesce a vivificare le mirabile figure che fioriscono sotto il suo pennello.Ciò è dovuto, oltre che alla assoluta padronanza dei mezzi tecnici, come il colore e volumi, alla piena libertà nella trattazione dei soggetti e alla mancanza di schemi fissi, di canoni cui uniformarsi.

In occasione della mostra che il pittore terrà a breve a Ragusa e che replicherà a Messina, ci sembra utile tracciare un breve riepilogo della sua attività, lasciando per ultime le opere, ancora inedite, che saranno prossimamente esposte e che riserveranno ai numerosi ammiratori estimatori dell’artista una sorpresa consistente nella presenza di numerosi quadri a soggetto non religioso.


Una delle opere più importanti del pittore e la decorazione della chiesa parrocchiale di Cernusco sul Naviglio a Milano in cui spiccano le due grandi composizioni “Chiesa Militante” e “Chiesa Trionfante”.

Nella prima lo sfondo è costituito da un colle simile al Purgatorio dantesco: su per i gradini del colle gli uomini intraprendono la dura salita, con la croce che è stata assegnata a ciascuno di loro sulle spalle. 

Gli operatori della Carità si dedicano alle Opere di Misericordia corporale e spirituale protetti da tre apocalittici cavalieri. Sulla vetta brilla la Croce e ai suoi lati stanno un papa e un vescovo, a simboleggiare che anche la Chiesa partecipa al sacrificio di Redenzione del Cristo e appoggia la lotta degli uomini che combattono per il suo Trionfo. 

Nella “Chiesa Trionfante” notiamo Cristo tra la Vergine e San Giuseppe, tra schiere di Cherubini e Angeli e più in giù quattro gruppi di beati, che rappresentano tutte le età e le condizioni sociali. Il senso allegorico della composizione è reso perfettamente dalle figure lievemente stilizzate e dalla austerità che pervade la scena.


Nella cattedrale di Ragusa troviamo gli affreschi dei “Quattro Evangelisti” e quelli che decorano la Cappella del Battistero. Gli Evangelisti sono figure ieratiche, che occupano i pennacchi della cupola, (e non sarà superfluo sottolineare le difficoltà tecniche superate dall’artista per eseguire la pittura su superfici concave e a grande altezza) e rendono mirabilmente la fusione tra l’umano e il divino, che si addice alle loro persone. 

Basti pensare al volto dolente e pur così umano di S. Luca o a quello tormentato e contratto di S. Marco, assorto della composizione della sua opera. Il tema prescelto per decorare il Battistero presuppone per la sua complessità una profonda cultura e una acuta sensibilità si tratta di una vasta rappresentazione ciclica, avente la sua ragion d’essere nella rigenerazione battesimale, espressa dalla Caduta dell’uomo e dalla sua rinascita per mezzo della Grazia.

La storia delle figure, che si estende su per le pareti della Cappella, sino alle volte ricurve, dove l’occhio umano giunge appena da terra, tesse una trama sottile come un sogno, e la luce che investe le mille figure vive che circondano l’osservatore, non nasce da formale associazione di colori, da ma da una visione personale che l’artista ha del soggetto.

Riteniamo opportuno soffermarci brevemente sul contenuto degli affreschi: al centro della composizione sta l’eterno Padre, circondato dalle tre virtù teologali cui si aggiunge la Giustizia. La prima lunetta contiene la creazione dell’uomo, il peccato originale e la cacciata dal paradiso di Adamo ed Eva. Efficaci i volti dei progenitori dell’umanità, sconvolti dal dolore e dalla vergogna, con le schiere curve sotto la spada dell’Angelo.


La seconda lunetta tratta l’argomento della Redenzione espresso attraverso la Morte, Sepoltura e la Resurrezione di Cristo. La terza presenta al centro l’Immacolata e a fianco la Natività e l’Annunciazione. E infine tre grandi quadri: Mosè percuote la roccia e l’acqua ne sgorga viva, si raccoglie un rivolo, si fa strada tra la sabbia arida e gli ebrei arsi di sete accostano rapidamente le labbra al piccolo ruscello. L’acqua è un chiaro simbolo della Grazia.

Il secondo quadro rappresenta la fuga del popolo ebreo attraverso il Mar Rosso. Volti tesi e contratti dello stupore guardano allibiti lo straordinario prodigio: una teoria infinita di uomini si perde lontano sullo sfondo e rende perfettamente l’idea della moltitudine del Popolo.

Infine scorgiamo la predicazione alla somministrazione del Battesimo da parte degli Apostoli. Ai lati un efficace contrapposizione del mondo cristiano e del mondo pagano, simboleggiato da volti tristi e da schiavi in catene. Sono gli esseri umani ancora prigionieri della colpa dei propri genitori vivono nella quale solo la Grazia potrà affrancarli. 

La vastità della composizione, l’impegno con cui è stato reso il tema trattato, la versatilità che si esprime nella contrapposizione di toni idilliaci a toni tragici, resi con eguale maestria, fanno dell’autore dell’opera, un’artista completo sotto ogni riguardo. 

Un’altra opera di notevole valore è la decorazione dell’abside e della Chiesa parrocchiale di Marina di Ragusa, ma in particolare la composizione principale che rappresenta l’episodio evangelico della tempesta sedata.

Al centro, fulcro ideale della scena, Cristo con gesto pacato e impone alle acque di calmarsi. Le frange di spuma delle onde lambiscono minacciose gli orli della barca. I volti degli Apostoli esprimano terrore e sbigottimento; i loro occhi muti implorano salvezza dal Cristo; i loro capelli sono irti per la paura.Alcuni si aggrappano disperati all’albero, altri ma remano senza convinzione.

Nubi tempestose livide incombono sulla scena. In questa atmosfera da tregenda il volto del Cristo brilla luminoso tra le tenebre e la sua serenità crea un poetico e riuscito contrasto con il resto della scena.

Lo spazio ci impedisce di dilungarci adeguatamente nel presentare altre opere dell’artista che ci limiteremo ad elencare: gli affreschi della nuova Cappella del Seminario Arcivescovile di Siracusa; gli affreschi della Chiesa Parrocchiale di Giampilieri Superiore (Messina), raffiguranti l’Incoronazione nella Vergine; la decorazione della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria di Loreto (Reggio Calabria); alcune pale d’altare tra cui quella per la cappella del Seminario di Noto, al centro il Cristo Sommo Sacerdote e ai lati S. Corrado patrone della diocesi e i santi protettori dei seminaristi; quella per la cappella vescovile di Ragusa e infine un quadro dell’Addolorata, che si trova nella Chiesa Parrocchiale di Santa Caterina a Messina. 

Passiamo ora ad occuparci del gruppo delle ultime opere dell’artista che saranno prossimamente esposte, come si diceva sopra, e che meritano un’illustrazione particolareggiata. Cominceremo con un gruppo di sei quadri di notevole valore di argomento non religioso. Un’idilliaca figurazione dal titolo “Primavera” presenta un gruppo di fanciulle danzanti su un prato: lo sfondo è costituito da una linea di monti illuminati da un albore tenue, sfumato. Gli alberi sono in fiore e alla gioia della natura corrisponde la spensieratezza delle fanciulle: i colori del loro abiti sono vividi: sembrano macchie di luce, facenti parte anch’esse della vita multiforme della natura.

La composizione denominata denominata “Canto di Primavera” raffigura tre fanciulle coronate di fiori sotto un albero fiorito: una, al centro suona il liuto, le altre i suoi fianchi la accompagnano col canto. La sottile armonia che si sprigiona dallo strumento sembra pervadere la scena perché le vibrazioni cromatiche rendono perfettamente l’idea di vibrazioni musicali. “Alba umana” è una composizione allegorica: l’artista ha voluto porre un legame tra l’alba, che si leva sfumata, violacea sulla campagna, illuminando di luce diafana e il cerchio dell’orizzonte e l’”Alba della vita”, simboleggiata da bimbi che danzano attorno a un albero.

In una ricchezza di colori e di luci, gli alberi, per effetto del sole nascente, disegnano sul prato ombre lunghe e reali punto che danno questa riuscitissima allegoria un’atmosfera perfettamente intonata al tema della rappresentazione.

Una scena di “Vendemmia” presenta sullo sfondo tralci legati ai pali. In primo piano un affaccendarsi operoso di uomini e donne intenti al lavoro e più avanti tre bimbi, che sembrano partecipare alla gioia che i grandi esprimono nel brillio dei loro occhi.

E’una composizione riuscitissima e ricca di movimento: i colori smorzati rendono perfettamente l’atmosfera autunnale, Notevole il senso della prospettiva: in fondo alla scena i monti lontani si accendono di un tenero violaceo, il colore delle sfumate lontananze.

“Le bagnanti” sono figure femminili che si bagnano tra le fresche acque di un ruscello, quasi a smorzare l’opprimente calura estiva che sembra disseccare la loro pelle. Due sono sulla sponda del ruscello, appena velate, un’altra è più indietro e una è immersa nell’acqua. Si tratta di una composizione armonica ed equilibrata, ricca di euritmia. Le figure hanno nel volto e negli atteggiamenti una singolare castità, per lo più il tutto assente in scene di tal genere.

“Raccolta di frutta” è una composizione di ampio respiro di grande effetto decorativo. Notiamo un’armonica contrapposizione dei volumi e delle masse, resa attraverso un’accorta disposizione delle figure. La donna sulla destra, simbolo della maternità, è una delle più riuscite: Il volto della Madre esprime tutto l’amore di cui ella è capace per il figlio che le succhia il seno e al quale sembra voler far dono di tutta se stessa. Anche questa è una composizione ricca di colore e in cui è presente una tendenza alla stilizzazione, che si nota specie negli alberi illuminati dall’alba.Ciò è dovuto al fine prettamente decorativo della composizione. 


Resta da esaminare un gruppo di circa 40 Madonne con bambino. La dimensione dei quadri è diversa, ma è puramente formale perché anche i più piccoli sono perfettamente rifiniti. E’ una meravigliosa galleria di volti infinitamente vari e esprimono le mille sfumature dell’amore materno,attraverso atteggiamenti assorti, pensosi, mistici. Il bambino è rappresentato ora con le braccia al collo della Madre, ora ritto con le braccia allargate, ora col capo ma declinato e amorosamente sorretto dalla Madre, ora benedicente, ora reggente un fiore.

Soltanto una volta fanno da sfondo quattro angelici volti di cherubini. I colori sono per lo più lo più sfumati, le tinte chiare. i più riusciti sono quelli oscillanti sulla gamma dei verdi, degli azzurri e dei rosa che prendono l’atmosfera celestiale e sovrannaturale della divina maternità. Le figure sono staccate dal fondo su cui spesso spiccano icastiche come rappresentazione a tutto tondo.

L’espressione della Vergine è particolarmente delicata, il volto è illuminato da una luce diffusa che dà un reale errore mentre l’aureola esprime mirabilmente la divinità di Maria. Con maestria senza pari l’artista ha realizzato una via di mezzo tra l’eccessivo realismo oleografico cui va soggetto di frequente il tema trattato e la figura irreale, che non suscita alcuna devozione in chi contempla la sacra immagine.


Infine abbiamo due “Annunciazioni”: in una le figure dell’Angelo e della Vergine sono ritte; nell’altra l’Angelo è prostrato dinanzi alla Vergine seduta. La prima figurazione è migliore, per una più scelta delle tinte: il verde chiaro, trasparente come l’acqua marina, del manto della Madonna, e conferisce l’aspetto di una creatura irreale sospesa tra il cielo e la terra. La luce chiara rende in ambedue i dipinti il tono festoso della scena: il primo piano le sacre figure: un raggio di luce divina e investe molte estasiato della Madonna, che sembra aver perduto le fattezze umane; sullo sfondo, prati, monti e un mandorlo in fiore. 


Queste note hanno voluto presentare i quadri che saranno esposti tra breve, non prescindendo però dalla necessità di inserirli nella rimanente produzione dell’artista, che ne rappresenta il logico presupposto.

Il pubblico che si recherà numerosa ad ammirarli, si convincerà che si tratta di opere di assoluta originalità, che occupano un posto di primo piano nella produzione contemporanea. E sarà lieto di aver trovato, tra tanti impostori che usurpano il titolo di pittore, un artista vero, che con tenacia, umiltà e sacrificio si è dedicato per 30 anni a quell’attività che costituisce la suprema ragione della sua vita.